NON È TEMPO DI SEDERSI
Manifesto contro l'arte contemporanea che non vuole disturbare
C'è un momento in cui bisogna smettere di applaudire.
Smettere di annuire.
Smettere di dire che è “interessante”.
Smettere di proteggere l'arte con parole così complicate da impedire a chiunque di dire:
“Ma qui, esattamente, cosa sta succedendo?”
Perché esiste un'arte che non disturba nessuno.
Un'arte che non mette in crisi nessun potere.
Un'arte che non scomoda nessuna istituzione.
Un'arte che non rischia nulla.
E proprio per questo viene esposta ovunque.
Viene recensita.
Viene finanziata.
Viene inaugurata.
Viene fotografata.
Viene applaudita.
Viene dichiarata importante.
Ma è davvero importante?
O è semplicemente innocua?
IL PROBLEMA NON È L'ARTE
Il problema non è l'arte contemporanea.
Il problema è quando il sistema dell'arte comincia a premiare soprattutto ciò che non crea problemi.
Quando il critico preferisce l'opera che può spiegare senza esporsi.
Quando il curatore sceglie l'artista che può presentare senza rischiare il proprio prestigio.
Quando il politico inaugura la mostra che può fotografare senza dover rispondere a domande scomode.
Quando l'istituzione preferisce la provocazione controllata alla vera provocazione.
Quando tutti possono dichiararsi anticonformisti contemporaneamente.
Qualcosa non torna.
L'OPERA PERFETTA
L'opera perfetta per questo sistema è un'opera particolare.
Deve sembrare audace.
Ma non troppo.
Deve essere critica.
Ma non troppo.
Deve essere politica.
Ma non abbastanza da creare un conflitto.
Deve parlare del presente.
Ma senza nominare davvero nessuno.
Deve affrontare i problemi del mondo.
Ma senza toccare gli interessi di chi la espone.
Deve essere concettuale.
Deve essere sofisticata.
Deve essere fotografabile.
Deve essere presentabile.
Deve poter stare in un comunicato stampa.
E soprattutto:
non deve disturbare.
Questa è l'opera ideale.
Non quella che apre una ferita.
Quella che la rappresenta bene.
IL CRITICO
Il critico dovrebbe essere una voce scomoda.
Dovrebbe avere il coraggio di dire:
“Questa opera non funziona.”
Dovrebbe poter dire:
“Questa è un'idea debole.”
Dovrebbe poter chiedere:
“Perché dovremmo considerarla importante?”
Ma quando la critica diventa diplomazia, il suo ruolo cambia.
Il critico non giudica più.
Legittima.
Non mette alla prova.
Accompagna.
Non rischia.
Conferma.
E allora la recensione diventa una cintura di sicurezza attorno all'opera.
La protegge dal pubblico.
La protegge dal dubbio.
La protegge perfino dalla possibilità di essere insignificante.
Ma l'arte non ha bisogno di essere protetta dall'interrogazione.
Ha bisogno di essere sottoposta ad essa.
IL CURATORE
Il curatore dovrebbe costruire conflitti.
Mettere in relazione ciò che non sembra poter stare insieme.
Aprire domande.
Creare cortocircuiti.
Assumersi responsabilità.
Invece, quando la curatela diventa amministrazione del consenso, la mostra diventa un luogo dove tutto è già stato deciso prima che il pubblico entri.
Le opere sono selezionate.
Il percorso è costruito.
Il linguaggio è stabilito.
Il significato è suggerito.
Il comunicato ha già spiegato tutto.
Il pubblico deve soltanto annuire.
Ma una mostra senza rischio è ancora una mostra?
O è soltanto una stanza ben organizzata?
IL POLITICO
E poi arriva il politico.
Taglia il nastro.
Sorride.
Parla di cultura.
Parla di innovazione.
Parla di apertura.
Parla di futuro.
E spesso sceglie proprio l'arte più facile da inaugurare.
Quella che non chiede conto.
Quella che non mette in discussione il potere.
Quella che può essere celebrata senza conseguenze.
È comprensibile.
La politica ama l'arte quando l'arte diventa cerimonia.
Quando può essere usata come immagine.
Come prestigio.
Come decorazione istituzionale.
Ma l'arte non è nata per rendere più elegante una fotografia ufficiale.
L'arte dovrebbe poter mettere in imbarazzo anche chi la finanzia.
Altrimenti non è libertà.
È arredamento istituzionale.
IL PATTO DELLA TRANQUILLITÀ
E così nasce un patto silenzioso.
Il critico non attacca.
Il curatore non rischia.
Il politico non viene disturbato.
L'artista viene esposto.
L'istituzione viene celebrata.
Il pubblico viene accompagnato.
E tutti tornano a casa soddisfatti.
Nessuno ha perso.
Nessuno ha litigato.
Nessuno è stato costretto a cambiare idea.
E allora chiediamoci: chi ha vinto?
L'INSIGNIFICANZA COME STRATEGIA
Il problema più grave non è l'opera brutta.
L'arte può essere brutta.
Può fallire.
Può essere ingenua.
Può essere eccessiva.
Può essere incomprensibile.
Può persino essere sbagliata.
Il vero problema è un'opera che non ha nulla da perdere perché non ha nulla da mettere in gioco.
Un'opera che nasce già addomesticata.
Un'opera che conosce il linguaggio della contestazione ma non possiede la forza della contestazione.
Un'opera che dice:
“Guardate come sono critica.”
senza mai rischiare di diventare realmente critica.
Questa non è trasgressione.
È trasgressione autorizzata.
QUANDO LA PROVOCAZIONE DIVENTA DECORAZIONE
Il sistema dell'arte contemporanea ha imparato una cosa straordinaria:
può assorbire quasi tutto.
La provocazione.
Lo scandalo.
La protesta.
La rabbia.
La critica sociale.
Persino l'anti-sistema.
Tutto può essere trasformato in mostra.
Tutto può diventare catalogo.
Tutto può diventare evento.
Tutto può diventare sponsor.
E quando la protesta entra perfettamente nel programma istituzionale,
forse dobbiamo ricominciare a chiederci cosa stiamo davvero protestando.
IL PUBBLICO NON È STUPIDO
C'è un'altra cosa che dobbiamo smettere di fare.
Parlare al pubblico come se non fosse capace di giudicare.
Se un visitatore guarda un'opera e dice:
“Non mi dice niente.”
non dobbiamo immediatamente spiegargli perché dovrebbe dirgli qualcosa.
Forse dobbiamo ascoltarlo.
Forse l'opera non gli ha detto niente.
E va bene.
Il pubblico non deve essere educato ad amare tutto ciò che il sistema dell'arte ha deciso essere importante.
Il pubblico ha il diritto di non essere d'accordo.
Ha il diritto di annoiarsi.
Ha il diritto di arrabbiarsi.
Ha il diritto di ridere.
Ha il diritto di dire:
“Questa cosa non mi convince.”
L'ARTE DEVE POTER PERDERE
Un sistema sano dell'arte deve permettere all'arte di fallire.
Ma deve permettere anche ai critici di sbagliare.
Ai curatori di sbagliare.
Alle istituzioni di sbagliare.
Ai politici di sbagliare.
Al pubblico di sbagliare.
Perché quando nessuno può sbagliare, nessuno rischia.
E quando nessuno rischia,
l'arte muore di buone maniere.
NON VOGLIAMO PIÙ OPERE INNOCUE
Non chiediamo che ogni artista debba essere scandaloso.
Non chiediamo che ogni opera debba urlare.
Non chiediamo provocazione artificiale.
Chiediamo qualcosa di più semplice e infinitamente più difficile:
CHE L'OPERA ABBIA UNA NECESSITÀ.
Che ci sia una ragione per cui deve esistere.
Che abbia qualcosa da mettere in gioco.
Che apra una domanda.
Che difenda un punto di vista.
Che ci costringa a guardare.
Che ci faccia dubitare.
Che ci faccia cambiare posizione.
Che ci faccia arrabbiare.
Che ci faccia innamorare.
Che ci faccia ridere.
Che ci faccia vergognare.
Che ci faccia pensare.
Ma non chiediamo più all'arte di essere semplicemente:
“interessante”.
CRITICI: ALZATEVI
Non siete il servizio stampa dell'arte.
Siete lì per giudicare.
Per mettere in discussione.
Per distinguere.
Per dire sì.
Ma anche per dire no.
Un “no” argomentato può essere più utile di cento recensioni entusiaste.
Abbiate il coraggio di scrivere:
“Non funziona.”
E spiegate perché.
CURATORI: ALZATEVI
Non siete arredatori di prestigio.
Non dovete costruire mostre che piacciano a tutti.
Dovete costruire mostre che abbiano qualcosa da dire.
Mettete insieme opere che si contraddicono.
Create tensione.
Lasciate spazio al dubbio.
Invitate artisti capaci di mettervi in difficoltà.
Perché se una mostra non può mettere in difficoltà nemmeno il suo curatore,
come potrà mettere in difficoltà il pubblico?
POLITICI: ALZATEVI
Non avete bisogno di un'arte che vi faccia fare bella figura.
Avete bisogno di un'arte libera.
Anche quando vi critica.
Soprattutto quando vi critica.
Non finanziate soltanto ciò che potete inaugurare sorridendo.
Difendete anche ciò che vi costringe a rispondere.
Perché una società democratica non ha bisogno di arte obbediente.
Ha bisogno di arte libera di disturbare il potere.
ARTISTI: ALZATEVI
Non fate opere per essere scelti.
Non fate opere per essere approvati.
Non fate opere pensando al comunicato stampa.
Non fate opere pensando a come verranno spiegate.
Fate opere perché qualcosa vi brucia dentro.
Perché qualcosa non vi lascia in pace.
Perché qualcosa deve essere detto.
E se il sistema non vuole ascoltarlo,
ditelo più forte.
Se non vi espone,
continuate.
Se vi rifiuta,
non trasformate il rifiuto in una scusa.
Costruite un altro spazio.
NON È TEMPO DI SEDERSI
Non è tempo di sedersi davanti a opere che non hanno nulla da dire e chiamarle importanti.
Non è tempo di nascondere l'insignificanza dietro il linguaggio curatoriale.
Non è tempo di trasformare la critica in cortesia.
Non è tempo di trasformare la curatela in diplomazia.
Non è tempo di trasformare la politica culturale in vetrina.
Non è tempo di proteggere il sistema dalle domande.
È tempo di porre le domande.
Anche quelle scomode.
Soprattutto quelle scomode.
PERCHÉ L'ARTE, SE NON PUÒ DISTURBARE, COSA PUÒ FARE?
Può decorare.
Può intrattenere.
Può valorizzare un edificio.
Può aumentare il prestigio di un'istituzione.
Può generare fotografie.
Può riempire comunicati stampa.
Può produrre eventi.
Può far parlare.
Ma se non può disturbare,
se non può mettere in crisi,
se non può contraddire,
se non può essere pericolosa per le nostre certezze,
allora abbiamo tolto all'arte una delle sue ragioni più profonde di esistere.
NON È TEMPO DI SEDERSI!
Alzatevi dalle poltrone istituzionali.
Alzatevi dalle inaugurazioni senza rischio.
Alzatevi dai comunicati pieni di parole.
Alzatevi dalle mostre costruite per non disturbare nessuno.
Alzatevi dalla rassicurante complicità del:
“È tutto molto interessante.”
E abbiate finalmente il coraggio di dire:
QUESTA OPERA CONTA.
Oppure:
QUESTA OPERA NON CONTA.
E soprattutto:
SPIEGATEMI PERCHÉ.
Perché l'arte non ha bisogno di essere sempre grande.
Ma deve avere il diritto di essere grande.
E per poter essere grande,
deve poter essere anche piccola.
Deve poter fallire.
Deve poter disturbare.
Deve poter scandalizzare.
Deve poter essere respinta.
Deve poter mettere in crisi chi la espone.
Chi la finanzia.
Chi la critica.
Chi la cura.
Chi la governa.
Chi la guarda.
Altrimenti non stiamo proteggendo l'arte.
Stiamo proteggendo noi stessi dall'arte.

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