Il Circolino delle Acciaierie di Piombino
 
 Per almeno mezzo secolo è stato uno dei luoghi fondamentali della vita sociale, culturale, sportiva e ricreativa della città. La sua storia è strettamente intrecciata con quella della siderurgia piombinese e con la trasformazione della città operaia nel secondo Novecento.

Le origini

Le fonti oggi disponibili indicano il 1953 come anno di avvio della struttura, mentre altre testimonianze fanno riferimento soprattutto alla sua intensa attività a partire dagli anni Sessanta. Il luogo era legato al dopolavoro degli stabilimenti siderurgici e, negli anni, assunse diverse denominazioni: Circolo Italsider, Circolo Acciaierie di Piombino, Circolo Ilva e, nell'ultima fase, Circolo Pegaso.

Una testimonianza particolarmente interessante è quella di Renato Quilici, che ricorda come alla fine degli anni Cinquanta esistessero a Piombino due circoli distinti: uno destinato agli operai, al Cotone, e uno per gli impiegati, in via della Resistenza. A metà degli anni Sessanta, con l'Italsider, le due realtà vennero unificate in un unico organismo, con l'obiettivo di mettere le attività a disposizione di tutti i dipendenti, indipendentemente dal ruolo ricoperto in fabbrica.

Un centro culturale della città

Il Circolino diventò progressivamente un vero centro culturale popolare. Non era soltanto uno spazio per il tempo libero degli operai: la sua attività coinvolgeva una parte molto più ampia della comunità piombinese.

Al suo interno si organizzavano:

  • proiezioni cinematografiche;

  • teatro;

  • concerti di musica classica;

  • jazz;

  • conferenze;

  • mostre d'arte;

  • attività sportive;

  • feste e iniziative aziendali;

  • corsi e attività formative.

Le testimonianze ricordano anche rassegne cinematografiche dedicate al cinema d'autore, a Ingmar Bergman e alla cinematografia sovietica.

Per molti piombinesi il Circolino rappresentava quindi una possibilità concreta di avvicinarsi alla cultura, in un periodo nel quale cinema, libri, teatro e musica non erano facilmente accessibili a tutti.

Una testimonianza della Regione Toscana dedicata a Gianfranco Bartolini è particolarmente significativa: il Circolo delle Acciaierie viene ricordato come il luogo che permise a un'intera generazione di vedere film che altrimenti non avrebbe visto e di leggere libri che altrimenti non avrebbe letto.

Gli anni Sessanta e Settanta: il periodo d'oro

Gli anni Sessanta e Settanta rappresentarono probabilmente il momento più importante nella storia culturale del Circolino.

La crescita dell'Italsider coincideva con una forte trasformazione sociale di Piombino. La fabbrica non era soltanto il luogo del lavoro: costruiva quartieri, servizi, attività sportive e occasioni di socializzazione. Il Circolo diventava così uno degli strumenti attraverso cui l'azienda e la comunità operaia costruivano una propria identità collettiva.

Particolarmente importante fu l'attività delle arti figurative. Dalla metà degli anni Sessanta il Circolo intraprese un programma culturale più ambizioso, andando oltre il tradizionale dopolavoro aziendale. Un documento dell'epoca cita anche la presenza a Piombino dell'artista americana Beverly Pepper, che soggiornò a lungo nello stabilimento e realizzò una scultura collocata nel giardino del Circolo.

Negli anni Settanta si sviluppò inoltre un rapporto molto significativo tra operai, artisti e studenti dell'Accademia. Tra il 1973 e il 1976 furono organizzati corsi estivi di pittura con la collaborazione della sezione arti figurative del Circolo, delle Acciaierie e dell'Amministrazione comunale. Vi parteciparono operai dello stabilimento appassionati di pittura e studenti dell'Accademia; alcune attività si svolsero direttamente all'interno degli impianti siderurgici, compresi gli altiforni.

Questo aspetto è particolarmente interessante perché mostra come il Circolino fosse un luogo di incontro tra cultura operaia, arte contemporanea e industria.

Il cinema e il teatro

Il Circolino possedeva una sala che divenne nel tempo una vera e propria sala cinematografica e teatrale.

Secondo le testimonianze raccolte dal Tirreno, circa duecento poltroncine ospitarono per generazioni spettatori che assistevano a cinema d'autore, concerti jazz, spettacoli e iniziative pubbliche.

Anche la memoria del cinema piombinese conferma l'importanza del Circolino: oltre alle sale cittadine tradizionali, era una delle poche possibilità per bambini e ragazzi di assistere a film, comprese pellicole di Totò, Tarzan, horror e commedie.

Sport e socialità

La dimensione sportiva era altrettanto importante. Il nome del Circolo Italsider compare nella storia di diverse attività sportive piombinesi.

Nel 1964, per esempio, nacque il Circolo Italsider come società affiliata alla FIDAL per l'atletica maschile, iniziativa alla quale furono legati Carlo Alberto Orsi, Fabio Quilici e Renato Quilici.

Il Circolino era inoltre legato al tennis, disciplina che ha lasciato una memoria particolarmente forte nella città. La storia del tennista piombinese Angelo Carminati, dipendente delle Acciaierie, è strettamente associata ai campi del circolo di via Piave e alle generazioni di ragazzi che vi impararono a giocare.

Dal Circolo Italsider al Circolo Ilva

Con le trasformazioni della siderurgia cambiò anche la struttura organizzativa del Circolo. Il nome Italsider lasciò progressivamente il posto a quello delle Acciaierie di Piombino, quindi a Ilva.

È importante sottolineare che il Circolo conservò per lungo tempo una funzione che andava oltre quella aziendale: era diventato parte della memoria collettiva della città.

L'archivio storico delle Acciaierie, oggi conservato e descritto dagli istituti archivistici, contiene infatti anche documentazione relativa al Circolo Italsider, alle attività culturali, ai corsi e alle iniziative sociali.

Gli ultimi anni e la chiusura

La fase finale fu molto più difficile.

Con la crisi della siderurgia e il progressivo ridimensionamento della funzione sociale dell'azienda, anche il Circolino perse la sua centralità. Nell'ultima fase la struttura fu affidata a un soggetto privato e assunse il nome di Circolo Pegaso. La sala venne profondamente modificata e trasformata in una pista da ballo, perdendo gran parte dell'allestimento originario.

Nel 2009 il Circolino venne definitivamente chiuso. La struttura è rimasta successivamente in condizioni di abbandono.

Il Circolino oggi: memoria e possibile rinascita

Negli ultimi anni il Circolino è tornato al centro dell'attenzione cittadina.

Nel 2022 è stato avviato un progetto di raccolta di fotografie, documenti e testimonianze per costruire un archivio della memoria condivisa del Circolino. L'obiettivo non è soltanto ricordare il passato, ma interrogarsi sul possibile riutilizzo dell'edificio come spazio culturale e sociale.

Il progetto “Il Circolino, bene comune” propone infatti di considerarlo come un possibile luogo di rigenerazione urbana, collegando la memoria della fabbrica alla nuova identità di Piombino.

In sintesi

La storia del Circolino può essere letta attraverso quattro funzioni fondamentali:

FABBRICA → CULTURA → COMUNITÀ → MEMORIA

Nato nel contesto del dopolavoro siderurgico, il Circolino finì per diventare qualcosa di molto più importante: un luogo nel quale la classe operaia piombinese non soltanto lavorava, ma guardava film, ascoltava musica, praticava sport, dipingeva, discuteva, incontrava artisti e costruiva relazioni sociali.

Per questo la sua storia è anche una parte della storia della Piombino industriale e operaia del Novecento. Il suo abbandono rappresenta la perdita di uno spazio fisico, ma anche la progressiva scomparsa di una certa idea di comunità.





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