La storia dell'abbattimento dell'Altoforno 1 di Piombino

L'Altoforno 1 rappresentava una delle testimonianze più significative della storia della siderurgia piombinese. La sua vicenda è particolarmente interessante perché la demolizione non fu considerata soltanto come la rimozione di un vecchio impianto industriale, ma suscitò un vero dibattito sul valore storico e culturale dell'archeologia industriale.

Negli anni Novanta, mentre lo stabilimento siderurgico continuava a trasformarsi, cominciò a crescere l'attenzione verso la conservazione degli impianti storici. Nel 1993 era già stato demolito l'Altoforno 3, nonostante le iniziative di studiosi e cittadini per salvaguardare le strutture storiche della siderurgia piombinese.

La vicenda dell'AFO 1 fu invece più lunga. A partire dagli anni Novanta, lo storico Ivan Tognarini e altri studiosi denunciarono ripetutamente il rischio che la demolizione cancellasse una parte importante della memoria industriale della città. Nel 1994 una variante al Piano regolatore individuò circa 27.000 metri quadrati come area di interesse storico-industriale, comprendente il vecchio impianto di agglomerazione e l'Altoforno 1.

Nonostante questi tentativi, la necessità di liberare le aree industriali prevalse.

La decisione di demolire

Nel corso degli anni Duemila la proprietà Lucchini presentò i progetti per la riorganizzazione dello stabilimento. L'AFO 1, ormai dismesso, era considerato un impianto da eliminare.

La demolizione provocò però una forte discussione. L'AIPAI – Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale intervenne per cercare almeno di salvaguardarne la memoria.

Alla fine venne raggiunto un accordo tra Lucchini, Comune di Piombino, AIPAI e Istituto Ansaldo di Genova: l'altoforno sarebbe stato demolito, ma la società siderurgica avrebbe finanziato con 161.000 euro un progetto di documentazione e conservazione della memoria dell'impianto.

L'accordo prevedeva:

  • rilievi fotografici dell'AFO 1;

  • rilievi con tecnologia laser;

  • eventuale recupero di elementi significativi dell'impianto;

  • realizzazione di un modello in scala;

  • recupero presso l'Archivio Ansaldo della documentazione progettuale;

  • conservazione della documentazione nell'ambito del futuro progetto di museo della siderurgia.

In altre parole, non si riuscì a salvare il monumento industriale, ma si cercò di salvarne la memoria.

Perché l'AFO 1 era importante

Il valore dell'Altoforno 1 non era soltanto architettonico o tecnologico.

Era legato alla storia del lavoro, degli operai, delle lotte sindacali e della trasformazione di Piombino in una delle grandi città siderurgiche italiane.

La storia delle Acciaierie di Piombino risale alla fine dell'Ottocento e attraversa l'epoca dell'Ilva, dell'IRI, della Finsider, dell'Italsider e successivamente della Lucchini. Nel dopoguerra la siderurgia diventò una componente fondamentale dell'identità economica e sociale della città.

Per questo la demolizione dell'AFO 1 fu vissuta da molti studiosi come la perdita di un monumento della civiltà industriale.

AFO 1 e AFO 4: due demolizioni, due epoche

La differenza è importante.

AFO 1
→ vecchio impianto storico
→ dismesso da tempo
→ demolito nell'ambito della riorganizzazione delle aree industriali
→ la demolizione avvenne dopo un lungo dibattito sulla conservazione della memoria industriale.

AFO 4
→ ultimo grande altoforno operativo dello stabilimento
→ spento il 24 aprile 2014, con l'ultima colata di ghisa
→ rimasto per dieci anni come enorme simbolo dello stabilimento
→ abbattuto il 16 maggio 2024, dopo diversi tentativi, con il collasso della struttura alta circa 90 metri.

L'abbattimento dell'AFO 4 ha riaperto esattamente la discussione che aveva accompagnato la vicenda dell'AFO 1: quanto di una città industriale deve essere demolito per costruire il futuro e quanto, invece, deve essere conservato per non cancellare la propria storia?

Nel gennaio 2024, pochi mesi prima della demolizione dell'AFO 4, circa 90 cittadini, ex operai, studiosi e intellettuali avevano sottoscritto un appello per salvare l'altoforno, richiamando esplicitamente anche il precedente dell'AFO 1 e le battaglie di Ivan Tognarini.

Questa continuità rende la storia degli altoforni di Piombino particolarmente significativa: prima l'AFO 1, poi l'AFO 4; in entrambi i casi la città si è trovata davanti allo stesso dilemma: demolire un impianto ormai inutilizzato oppure conservarlo come monumento della propria memoria collettiva.



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